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Luciano Mocci

Sono nato a Roma ma vivo a Pistoia da più di 20 anni con la mia famiglia. Sono psicologo di comunità, psicoterapeuta e psicodrammatista. Nel mio lavoro il teatro è uno strumento ineguagliabile per dare forma al proprio mondo interno, alle proprie fantasie e alla propria creatività.

Sono negli Empatheatre più o meno dagli inizi e sono socio fondatore dell’Associazione Empatheatre La Compagnia dei Salvastorie. Ho lavorato tanti anni nell’ambito delle dipendenze, della salute mentale e della disabilità, attualmente mi occupo di adolescenti, di migranti e di intercultura. Lavorare nel sociale per me significa prendersi cura della diversità nella comunità e fare teatro sociale è prendersi cura della comunità.

Utilizzo il playback theatre da moltissimi anni in contesti diversi e con compagnie diverse, anche nella formazione e in ambito organizzativo. Ho conosciuto e mi sono formato nel Playback Theatre con Jonathan Fox, Joe Salas, Veronica Needa e il Maestro Gigi Dotti che ringrazio per avermi insegnato il fondamento: il valore delle storie e il teatro come atto di servizio per la comunità.

Sono conduttore di playback theatre ma sempre di più nelle performance faccio il musicista perché mi piace dare voce, suono e musica alle storie. Fare il musicista nel playback è farsi strumento di risonanze, riverberi, connessioni fra codici e mondi differenti, è fare spazio dentro di sé per ascoltare e sintonizzarsi utilizzando tutti gli strumenti sonori possibili.

Da venticinque secoli la cultura occidentale cerca di guardare il mondo. Non ha capito che il mondo non si guarda, si ode. Non si legge si ascolta” J. Attali, Rumori. Saggio sull’economia politica della musica, 1977