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Enrico Pinna

Il mio nome in senso inverso è ocirnE.

A sei anni, realizzando questa cosa, ho cominciato ad essere fiero di riuscire a leggere al contrario. Mi divertivo a firmare il mio nome invertito.
Non mi è mai piaciuto dare una sola lettura alle cose. Soprattutto la più lineare ed evidente.
Questo mi ha portato alla poliedricità. Vivo tutto con più significati, più opzioni e più possibilità.

Sono padre di quattro figli. Ogni tanto ballano, cantano, fanno giochetti teatrali e parlano diverse lingue con me.
Di formazione sono un linguista, un “quasi” psicologo e un attore “intermittente”.
Di professione sono manager d’azienda. Lavoro due settimane al mese in giro per l’Europa. Mi sveglio la notte non sapendo in quale stato sono. Sogno in diverse lingue. A volte anche con mia moglie, parlo diverse lingue. Ma lei ha un’enorme pazienza, e capisce. O forse è rassegnata.

Nella mia iperattività compulsiva ho sperimentato vari settori in cui esprimere il mio “attore intermittente”: teatro di prosa, cabaret, doppiaggio televisivo, musical.

Poi ho capito che volevo dare un senso alla mia inquietudine artistica. Così ho cominciato a formarmi in diverse discipline del teatro sociale. Fino ad arrivare a dirigere la scuola di Art Theatre Counseling basata sul metodo Hansen, dell’Istituto Teatrale Europeo, sede di Firenze.
Ero il referente per la Toscana, direttore e formatore. Lì ho visto attecchire i semini del mio lato artistico-sociale, che sono fioriti.

L’evoluzione è ora il frutto. Che sto trovando con il Playback Theatre e con Empatheatre. Ho trovato altri visionari con cui condividere l’inesplicabilità sociale attraverso l’arte. Perché noi non spieghiamo. Noi aiutiamo a riformulare. Noi aiutiamo a leggere da un altro punto di vista. Forse è anche cercando di riformulare gli eventi all’inverso che riusciamo a narrarli.

Al contrario la nostra compagnia si chiama ertaehtapmE.